Please use this identifier to cite or link to this item: http://hdl.handle.net/2445/104885
Title: Il dopo-franco è già rosso! : la transizione spagnolla nella stampa della sinistra rivoluzionaria italiana
Author: Guidi, Flavio
Director: Segura, Antoni, 1952-
Lo Cascio, Paola
Keywords: Franquisme
Transició democràtica espanyola, 1975-1982
Premsa
Esquerra (Ciències polítiques)
Espanya
Itàlia
Francoism
Spanish transition to democracy, 1975-1982
Press
Left (Political science)
Spain
Italy
Issue Date: 28-Jan-2016
Publisher: Universitat de Barcelona
Abstract: [ita] La tesi “Il dopo Franco è già rosso! - La transizione spagnola nella stampa della sinistra rivo-luzionaria italiana” si occupa della transizione spagnola (1973-1978) dal punto di vista dell'estre-ma sinistra italiana. Per estrema sinistra si intendono qui i gruppi a sinistra del movimento operaio “ufficiale” (PCI, PSI, PSIUP), già presenti, seppur ultraminoritari, ben prima dell'esplosione del '68, ma sviluppatisi ampiamente negli anni settanta del XX secolo, al punto da costituire una seria con-correnza, per lo meno tra i giovani, all'egemonia della sinistra maggioritaria (soprattutto del PCI). Trattandosi di un numero enorme di partiti, gruppi e gruppuscoli, è stata fatta la scelta di privilegia-re da un lato le organizzazioni maggiori, quelle dotate di un quotidiano (nell'ordine Il Manifesto, Lotta Continua e il Quotidiano dei Lavoratori), e dall'altro quelle più rappresentative di una corrente “storica”: per il maoismo il MS-MLS (Movimento Studentesco-Fronte Popolare), per l'anarchismo la FAI (Umanità Nova), per il trotskismo i GCR (Bandiera Rossa) e per il bordighismo (seppur sui generis) Lotta Comunista. Dal punto di vista cronologico, si è scelto di considerare il periodo tra la morte di Carrero Blanco e l'approvazione della Costituzione post-franchista. Un primo capitolo è stato però dedicato alla fase precedente (1969-1973), considerata già da questi gruppi come “l'inizio del dopo Franco”. La tesi segue gli sviluppi della percezione soggettiva delle dinamiche di questa transizione, dai primi anni (in cui le posizioni dei vari gruppi apparivano piuttosto omogenee) in cui l'ipotesi ritenuta più probabile era quella di una rottura rivoluzionaria. Rottura che, tramite una sol-levazione popolare, avrebbe dovuto seppellire, con la dittatura, anche ogni eredità del franchismo (compresa la monarchia) e, almeno per quanto riguarda la maggioranza dei gruppi, anche la stessa struttura capitalistica della Spagna. A partire dal 1974-75 crescono le differenziazioni all'interno dell'estrema sinistra italiana, sia sulle dinamiche sia sui probabili sbocchi della crisi del regime. Da un lato emergono sempre più le posizioni “moderate” (in particolare del PdUP-Manifesto) che, av-vicinandosi alla posizione del PCE-PSUC (la rottura democratica), individuano nella restaurazione della II Repubblica lo sbocco auspicabile e prevedibile (in questo condivise anche dal MLS), e ten-dono a problematizzare lo schema precedente “franchismo-rivoluzione”. Dall'altro si continua a scommettere (con qualche distinguo da parte di Avanguardia Operaia – Quotidiano dei Lavoratori) sulla precedente ipotesi rivoluzionaria. Il punto più “caldo” viene raggiunto tra la ripresa delle mo-bilitazioni dopo la morte del Caudillo e l'eccidio di Vitoria del marzo 1976. In questa ondata, vista dai più come la tanto attesa spallata rivoluzionaria, iniziano a venire al pettine i nodi di un'analisi che, col senno di poi, sottovalutava le capacità trasformistiche dei settori più importanti della bor-ghesia spagnola e dello stesso apparato franchista e nel contempo sopravvalutava le potenzialità ri-voluzionarie del proletariato spagnolo ed il peso dell'estrema sinistra al suo interno. L'ipotesi ini-zialmente esclusa e comunque temuta dall'estrema sinistra, quella di una transizione sostanzialmen-te indolore dalla dittatura ad una democrazia borghese più o meno classica, acquista via via sempre più consistenza durante l'estate e l'autunno del 1976, fino alla doccia fredda del referendum voluto da Suarez nel dicembre del '76. Anche se il cambiamento di prospettiva avviene con ritmi diversi tra i vari gruppi, si può dire che le elezioni del giugno '77 costituiscano un po' la pietra tombale delle speranze rivoluzionarie, per lo meno sui tempi brevi. Le differenze restano profonde nell'analisi del ruolo della sinistra riformista (PCE-PSUC in testa), ritenuta dalla maggioranza (escluso il Manife-sto) come principale responsabile del successo dell'operazione “gattopardesca” di Suarez-Juan Carlos.
[eng] The thesis “Il dopo Franco è già rosso! - La transizione spagnola nella stampa della sinistra rivoluzionaria italiana” concerns the spanish transition (1973-78) from the point of wiew of italian revolutionary left. With this expression I mean all the groups placed on the left of the major parties of the “official” left (PCI, PSI, PSIUP). This “far left” was already present before 1968, but only in the Seventies became a real problem (above all among the youth) for the consolidated hegemony of the PCI. Among theese numerous groups only seven have been chosen. The most important three, all of them with a daily newspaper (Il Manifesto, Lotta Continua and Il Quotidiano dei Lavoratori), of course, and one group for every political area: one for the maoists (Movimento Studentesco-Fronte Popolare), one for the anarchists (Umanità Nova), one for the trotskysts (Bandiera Rossa) and one for the bordiguists (even if sui generis), Lotta Comunista. After a first investigation about the period 1969-73 (so called pre-transition), the thesis analyses the evolution of italian far left perception, from the “revolution vs franchism” of the first half of the Seventies, when more or less all the groups staked that the revolutionary rupture was the most probable scenery (even if some thinking that the restauration of the Second Republic was the aim, while the majority believing in an an-ticapitalistic, social rupture), to the second half of the decade (above all after summer 1976), when almost all the groups (with different rythms) realized that the possibility of a painless transition was going to be the realistic way out. An open self criticism was made above all by Il Manifesto and Lotta Continua (while other groups, like MLS, simply operated a 180° turning), laying stress on their undervaluation of the transformist abilities of spanish bourgeoisie and franchist establishment and their overvaluation of the maturity and revolutionary potentialities of spanish working class. Most of the groups underlined PCE-PSUC fault, with his exagerate social and political moderation that helped the establishment to defeat the hope of a new, socialist (or just republican) Spain.
URI: http://hdl.handle.net/2445/104885
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