Please use this identifier to cite or link to this item: http://hdl.handle.net/2445/108281
Title: Arte en redes e historia del arte y los derechos de propiedad intelectual
Author: Avedaño Santana, Lynda Eulogia
Director: Guasch, Anna Maria, 1953-
Zambianchi, Claudio
Keywords: Art en xarxa
Drets d'autor
Història de l'art
Electronic mail art
Copyright
Art history
Issue Date: 25-Jan-2017
Publisher: Universitat de Barcelona
Abstract: [spa] La presente tesis aborda la casi inexplorada y creciente importancia de las relaciones entre arte en redes, historia del arte y propiedad intelectual en el contexto del capitalismo cognitivo marcado por el trabajo inmaterial y la economía digital. Se ha de tener presente que la omnipresencia de un flujo ininterrumpido de obras de arte en redes y los discursos cada vez más numerosos en torno a ellas y a la historia del arte en la red en general han propiciado reflexiones que se interrogan sobre el valor de muchas de las propuestas formuladas en torno a esas relaciones, así como sobre las limitaciones que, al nivel mundial, están imponiendo los distintos gobiernos a la libre circulación de esas producciones, afectando con ello a la libre expansión del conocimiento. Tales restricciones están estrechamente ligadas a las leyes de propiedad intelectual promulgadas en los diferentes países. En el caso de España, nos referiremos a la última versión de la ley de propiedad intelectual de 2014.. En el marco de esas reflexiones, nos preguntamos en qué medida el copyright o los derechos de autor han sido históricamente democráticos o no y, por lo tanto, si han propiciado la autonomía creativa de los artistas frente a las instituciones políticas, artísticas, religiosas, etc. Cabe, asimismo, interrogarse si ciertamente los artistas obtienen gananciales por los derechos de autor y, en términos generales, quiénes se han beneficiado de su trabajo a lo largo de la historia. En el mismo sentido, interesa saber cómo han influido históricamente esos derechos en el despliegue de las artes visuales. Todo ello, teniendo en cuenta que hoy el copyright o los derechos de autor restringen las oportunidades de los artistas para crear y ralentiza el desarrollo cultural en vez de potenciarlo. Más aún, determinan qué tipo de arte es lícito y cuál no. Sobre esta base, esta tesis se ha construido como un fractal que atiende a cinco grandes problemáticas que buscan descifrar la interrelación entre arte, historia del arte y propiedad intelectual. En este sentido, nos proponemos mostrar que numerosos antecedentes sugieren que, a lo largo de la historia del arte, dicha correlación ha sido fundamental para comprender qué tipo de arte ha sido promovido y reconocido por las estructuras de poder y, por otro lado, cómo el arte se ha desplegado y ha quebrantado esas limitaciones para configurarse en un aparato cultural libre y emancipador. Consideraciones de este tipo nos permiten desentrañar más nítidamente cómo los derechos de propiedad intelectual han interpelado e interpelan hoy por hoy el «arte de los nuevos medios», particularmente una de sus expresiones más representativas, a saber el net.art, así como a los especialistas del mismo y las tácticas a las que han recurrido para sobrellevar las problemáticas que los afectan y nos aquejan. Las preguntas fundamentales que atiende esta tesis son: ¿Cómo entronca la construcción del «sistema arte» con la propiedad intelectual?; ¿Qué implica la autoría (y su muerte) en el arte y en las leyes de propiedad intelectual?; ¿Cómo surge el «arte de los nuevos medios» y el net.art y su vertiente anticopyright?; ¿Cómo se ha expresado artísticamente el net.art frente a las leyes de propiedad intelectual?; ¿Qué alternativas presentan el arte en redes y la historia del arte frente a las leyes de propiedad intelectual en el capitalismo cognitivo? Estas interrogantes tendrán su correlato en las cinco partes que conforman la tesis y que, en términos generales, afrontan cada una de las problemáticas tratadas sobre la base de conceptos asociados tanto a determinados ámbitos propios de la historiografía de la historia del arte como a aspectos que han incidido en el desarrollo del «arte de los nuevos medios», y más específicamente del net.art, lo que da pie para determinar instancias que ayudan a comprender cómo hemos llegado a la trama que se despliega contemporáneamente entre arte, historia del arte y derechos de autor o copyright. Señalaremos, por último, que a lo largo de la tesis se hacen múltiples referencias y correlaciones con la historia del «arte de los nuevos medios», particularmente del net.art, en consonancia con la problemática central de la tesis.
[ita] La tesi focalizza la rilevanza crescente e poco analizzata dei rapporti tra l’arte sulle piattaforme digitali, la storia dell’arte e la proprietà intellettuale nel contesto del capitalismo cognitivo caratterizzato dal lavoro non materiale e l’economia digitale. Bisogna tenere in considerazione che l’inesauribile flusso delle opere d’arte sulle piattaforme digitali e i discorsi sempre più profondi su di esse e sulla storia dell’arte in rete hanno generato riflessioni che si pongono interrogativi sul valore di molte delle proposte enunciate intorno a quei rapporti, così come sulle limitazioni che, a livello internazionale, i diversi Stati stanno imponendo alla libera circolazione di quelle produzioni, intaccando così la libera diffusione della conoscenza. Tali restrizioni sono associate strettamente alle leggi sui diritti d’autore emanate nei vari Paesi d’Occidente, soprattutto del cosiddetto “Primo Mondo”. Nel caso della Spagna, ci si riferisce all’ultima versione della legge sui diritti d’autore promulgata nell’aprile 2015 (BOE, Agenzia Statale, Bollettino Ufficiale dello Stato 2014). Sullo sfondo di queste riflessioni, bisogna chiedersi in quale misura il copyright o diritto d’autore è stato storicamente democratico o no, e quindi se abbia favorito l’autonomia creativa degli artisti presso le istituzioni artistiche, politiche, religiose, ecc. Allo stesso tempo è d’uopo chiedersi se davvero gli artisti ottengano proventi per i diritti d’autore e, in termini generali, chi abbia veramente beneficiato del proprio lavoro nel corso della storia dell’arte. Nello stesso senso, interessa sapere come i diritti d’autore abbiano avuto storicamente influenza sullo sviluppo delle arti visive. Tutto ciò, considerando che oggi il copyright o diritto d’autore soffoca le opportunità degli artisti – soprattutto i net.artist e gli artisti appropriazionisti – per creare e rallenta lo sviluppo culturale invece di potenziarlo. Inoltre, determina quale tipo di arte è lecito e quale no, dal momento che l’arte appropriazionista viene considerata maggiormente come arte del plagio. Su queste basi, questa tesi è stata costruita come un frattale che si occupa di cinque grandi problematiche che cercano di decifrare l’interrelazione tra arte, storia dell’arte e proprietà intellettuale. In questo senso, ci proponiamo di mostrare che numerosi precedenti suggeriscono che, nel corso della storia dell’arte, la suddetta relazione è stata fondamentale per capire quale tipo di arte è stata promossa e riconosciuta dalle strutture del potere e, dall’altra parte, come l’arte si è sviluppata ed ha infranto quelle limitazioni per configurarsi in un apparato culturale libero ed emancipatore. Considerazioni di questo tipo ci permettono di approfondire in maniera più nitida il fatto che i diritti d’autore hanno interpellato ed interpellano al giorno d’oggi l’“arte dei nuovi media”, e in particolar modo una delle sue espressioni più rappresentative, ovvero la net.art, così come gli specialisti della medesima e le tattiche alle quali hanno ricorso per tenere testa alle problematiche che li colpiscono ed affliggono. Gli interrogativi fondamentali che vengono posti in questa tesi sono: Come si allaccia la costruzione del “sistema arte” con la proprietà intellettuale? Cosa implica la paternità delle opere (e la sua morte) nell’arte e nelle leggi sui diritti d’autore? Come sorge l’“arte dei nuovi media” e la net.art e il suo versante anti-copyright? Come si è espressa la net.art, artisticamente parlando, di fronte alle leggi sui diritti d’autore? Quali alternative presentano l’arte sulle piattaforme digitali e la storia dell’arte di fronte alle leggi sui diritti d’autore nel capitalismo cognitivo? Questi interrogativi avranno le loro risposte nelle cinque parti di cui è composta la tesi e che, in termini generali, affrontano ognuna delle problematiche trattate sulla base dei concetti associati sia a determinati ambiti propri della storiografia della storia dell’arte, sia ad aspetti che hanno inciso sullo sviluppo dell’“arte dei nuovi media”, e in modo più specifico della net.art, cosa che offre occasione per determinare figure che aiutino a comprendere come si sia arrivati alla trama che si tesse contemporaneamente tra arte, storia dell’arte e diritti d’autore o copyright. Bisogna dire che nel corso della tesi vengono fatti molti riferimenti e correlazioni con la storia dell’arte “dei nuovi media”, in particolar modo della net.art, in consonanza con la problematica centrale della tesi. È importante segnalare che entro le conclusioni alle quali questa tesi è arrivata vi è che la società è quella responsabile di evitare che agglomerati dominanti siano pubblici o privati, grandi o piccoli e vadano, con i propri interessi, a danno della maggior parte degli artisti visivi in modo tale da limitare le loro libertà. Inoltre, nonostante si sappia che in questi ultimi decenni la situazione degli artisti è migliorata, è l’insieme dei cittadini, ovvero ognuno di noi, che è chiamato a costruire un mercato più ragionevole nel quale, assieme a storici dell’arte, specialisti in arti visive e gli imprenditori della cultura, gli stessi creativi godano di redditività adeguate e la società del patrimonio comune che gli appartiene. È necessario dire che le proposte di Joost Smiers e Marieke Van Schijndel cercano uscite che permettano di ospitare l’originalità dei procedimenti artistici senza ostacolarli a priori, oltre a rendere le creazioni sociali e democratiche. Ma ciò che è vero è che, affinché tali opzioni abbiano un loro posto come quelle associate agli Open, si rende necessario far sì che territori come quello della storia dell’arte e degli studi visivi assumano un ruolo più proattivo riguardo quello che sta succedendo in epoca attuale con le leggi sulla proprietà intellettuale e creino meccanismi alternativi utili per lo sviluppo delle arti visive e del loro proprio territorio: quello dell’analisi e critica propria di queste ultime. Bisogna tener presente che “ciò che non viene nominato non esiste”, ed uno dei compiti più importanti degli storici dell’arte è quello di “nominare”, come solo gli artisti sanno fare. È interessante segnalare che i net.artists che hanno visto le varie sfumature portate dalle leggi sulla proprietà intellettuale come problemi, sono stati capaci di dare nomi a quelle stesse problematiche affinché possano essere intraviste, affrontate, ecc. in un processo di rivelazione in cui si possa “vedere qualcosa che ancora non ha nessun nome, che non può ancora essere nominato, nonostante sia visibile a qualsiasi occhio. Così come di norma sono gli uomini, è solo il nome colui che, in generale, rende loro visibile una cosa” (Nietzche 1992, 155).
URI: http://hdl.handle.net/2445/108281
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