Please use this identifier to cite or link to this item: http://hdl.handle.net/2445/69416
Title: Antiutopía y control. La distopía en el mundo contemporáneo y actual
Author: Minico, Elisabetta di
Director: Mayayo i Artal, Andreu
Keywords: Utopies
Ciències polítiques
Totalitarisme
Democràcia
Utopias
Political science
Totalitarianism
Democracy
Issue Date: 13-Jul-2015
Publisher: Universitat de Barcelona
Abstract: [ita] Antiutopía y Control. La distopía en el mundo contemporáneo y actual è una tesi dottorale che nasce con l'obiettivo di studiare, dal punto di vista politico, sociale e culturale, le più rilevanti tipologie di controllo a cui varie forme di governo, dalle dittature alle democrazie, hanno sottoposto e sottopongono i propri cittadini. Focalizzandosi principalmente sul XX e XXI sec., l'analisi storica, sociologia e psicologica del fenomeno parte, però, da un punto di vista inusuale, quello letterario della distopia. Oscuro e disincantato opposto dell'ottimista utopia, essa è un genere letterario che descrive il peggiore dei mondi possibili e racconta di popoli pesantemente manipolati, disperati e repressi. L'intenzione dichiarata della letteratura e del cinema distopico è di mettere in guardia i loro fruitori dalle possibili conseguenze di situazioni politiche, sociali o ambientali già degenerate nelle realtà di riferimento degli autori. Lo fanno usando mondi immaginari, lontani nel tempo o nello spazio, invece che ambientazioni contemporanee ai lettori, ma, nella maggioranza dei casi, il male esposto non è altro che la trasfigurazione di una paura o di un problema reale, drammaticamente attuale. La distopia non è solo svago e divertimento, essa può aiutarci a capire l'attuale stato delle cose perché la letteratura, il cinema e i fumetti di una data comunità riflettono la società a cui appartengono. Se il contesto è infetto, la cultura riconoscerà, assimilerà e denuncerà l'infezione. Le ipotesi principali da cui la tesi muove sono tre: La distopia, con la sua brutale estremizzazione e/o la sua dissacrante parodia di problematiche attuali, può aiutare a delineare un'analisi storica, sociologica e psicologica del controllo politico, sociale e culturale. La distopia non è solo una degenerazione rintracciabile nei noti processi repressivi del potere totalitario o autoritario, ma è uno strumento di persuasione usato anche nei poteri democratici. La differenza maggiore tra la distopia dei regimi dittatoriali e quella delle società democratiche risiede nel differente dosaggio che essi fanno di controllo positivo e negativo, di piacere e dolore, di benessere e paura. Per sviluppare e dimostrare queste ipotesi, la tesi è divisa in tre parti principali. Nella prima, si ripercorre la storia dell'utopia e della distopia, rintracciandone le tematiche ricorrenti e maggiormente caratteristiche e focalizzandosi sul sottogenere politico. Quest'ultimo, infatti, è il tema che più di tutti mostra connessioni con la ricerca in corso, dal momento che la distopia specificatamente politica presenta società fortemente controllate e gerarchizzate, con popolazioni spersonalizzate e manipolate dal potere. Si procede, quindi, con l'analisi di quelle opere che, secondo chi scrive, meglio esprimono il senso soffocante e deformante dell'autorità, come ad esempio 1984 di George Orwell, Brave New World di Aldous Huxley e Fahrenheit 451 di Ray Bradbury. Completata questa analisi, la tesi si dedica allo studio più strettamente storico, sociologico e psicologico del fenomeno distopico. Nelle seconda e nella terza parte, infatti, si mettono in comparazione le caratteristiche principali delle opere riportate con quelle di diverse realtà storiche del secolo passato e di quello presente. Nella seconda parte, nello specifico, ci si occupa dei poteri dominanti, ossia di totalitarismi e autoritarismi, perché essi incarnano tragicamente meglio di qualunque altro sistema politico l'idea di distopia. Il nazismo, il fascismo, il franchismo, il socialismo sovietico e i regimi che gravitano intorno ad esso, le dittature in America Latina o in Asia, infatti, portano letteralmente l'inferno sulla terra e condannano all'incubo milioni di vite. Nella terza parte, invece, sono le società democratiche, con la loro tendenza a controllare le popolazioni attraverso tecniche suadenti e persuasive del genere panem et circenses, le protagoniste dell'analisi. Sia per i poterei dominanti, sia per quelli democratici, si prendono in esame delle tematiche specifiche. Si indaga sugli agenti e sulle ragioni della violenza fisica e psicologica a cui le popolazioni sono sottomesse, oltre che sull'uso della cultura, della religione, dell'educazione e dell'informazione come strumento di repressione e di condizionamento, soffermandosi in particolare sul ruolo della propaganda e dei mass-media. Si studia la rappresentazione del nemico, in tempo di pace e guerra, e la necessità della sua esistenza per mantenere meglio il controllo sui cittadini. Si valuta, inoltre, la risposta psico-fisica della popolazione all'uso della repressione e della persuasione, per osservare come l'autorità possa influenzare, modificare o, peggio, distruggere, i corpi e le menti dei cittadini ad essa soggetti. Si fa tutto questo con la speranza di circoscrive il “cattivo luogo”, che dovrebbe spaventare non solo nella finzione.
[eng] Antiutopía y Control. La distopía en el mundo contemporáneo y actual is a doctoral thesis that offers an historical, sociological and psychological analysis of the social, political and cultural control, implemented by various forms of government, from dictatorships to democracies, to submit their citizens. Focusing on the 20th and 21th century, the research moves from an unusual literary and cinematographic point of view, the dystopian one. Dark and disillusioned opposite of optimistic utopia, dystopia is a genre that describes the worst of all possible worlds and tells about heavily manipulated, desperate and repressed people. The present work is divided into three main parts. In the first, it traces the history of utopia and dystopia, discovering the recurring and most distinctive themes and focusing on the political sub-genre (Orwell's 1984, Huxley's Brave New World, Bradbury's Fahrenheit 451, etc.). Completed this analysis, the thesis studies more closely the dystopian dynamics in historical, sociological and psychological processes. In the second part, the thesis investigates totalitarian and authoritarian powers, because they embody the idea of dystopia tragically better than any other political system. In the third part, the focus is on democratic societies, with their tendency to control populations through persuasive techniques as panem et circenses. For both groups, the research examines specific issues. It analyzes the agents and the reasons of physical and psychological violence, as well as the use of culture, religion, education and information as tools of repression and conditioning, with particular emphasis on the role of propaganda and mass media. It studies the representation of the enemy in time of peace and war, and the need for its existence to maintain a more stable control over the citizens. It also evaluates the psycho-physical response of the population to the use of constraint and persuasion. It tries to understand how authority can influence, change, or worse, destroy the bodies and the minds of citizens subjected to it. The aim of Antiutopía y Control is to delineate the "bad place" in history and remember readers that dystopia should scare not only in fiction.
URI: http://hdl.handle.net/2445/69416
Appears in Collections:Tesis Doctorals - Departament - Història Contemporània

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