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Si us plau utilitzeu sempre aquest identificador per citar o enllaçar aquest document: https://hdl.handle.net/2445/231034

Spagna e Italia tra centro e periferia: dalla crisi dello stato liberale alle dittature e agli «Stati nuovi» (1898-1930)

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[ita] Il lavoro di ricerca analizza le vicende politiche, sociali e culturali di Spagna e Italia tra la seconda metà del XIX secolo e il 1930 attraverso la lente dello studio dei rapporti tra centro e periferia. La tesi si avvale di un approccio comparativo, soffermandosi sulla complessa transizione dal sistema liberale a quello degli stati autoritari, promossi da Miguel Primo de Rivera e da Benito Mussolini. Il fine principale del lavoro è quello di studiare specialmente la dittatura spagnola da questo punto di vista, inedito per la storiografia di entrambi paesi, sottolineandone le caratteristiche di rottura istituzionale rispetto al periodo precedente e le continuità con l’esperienza fascista. Nella prima parte del lavoro si analizza la formazione dei due stati nazionali lungo l’arco del XIX secolo utilizzando soprattutto i modelli definiti da Stein Rokkan, valutando gli aspetti relativi all’organizzazione amministrativa, le divergenze territoriali nello sviluppo economico e sociale ed evidenziando le fratture esistenti che sarebbero riemerse con maggiore vigore a partire dalla fine del secolo e soprattutto dalla Prima Guerra Mondiale. Analizzando gli sconvolgimenti istituzionali interni ai due paesi, con un occhio di riguardo all’elaborazione di programmi autonomisti e regionalisti da parte delle diverse forze politiche (in particolare i catalanisti per la Spagna), la tesi pone in parallelo il livello delle fratture tra classi sociali e quelle tra centro e periferia; si identifica nell’esacerbarsi di queste ultime uno dei motivi della reazione dei primi nuclei che sarebbero stati poi parte della dittatura di Primo de Rivera e delle forze fasciste. Nella seconda parte si prende in considerazione il tentativo di fondazione dei cosiddetti «stati nuovi» da parte dei due dittatori. La loro ideologia organicista e corporativista si sarebbe tradotta nella pratica in un ampliamento dei poteri dello Stato e in una marcata centralizzazione: decisiva appare a tal proposito anche l’avversione a qualsiasi forma di democrazia, sia al centro ma soprattutto alla periferia, dove le autonomie furono combattute con forza. In entrambi i casi si sarebbe preferito il sistema della nomina dall’alto (la selezione dei «migliori») a quello dell’elezione dei rappresentanti, come parte di un processo di «moralizzazione amministrativa» dei comuni e delle province. A tal proposito, si effettua una comparazione tra i funzionari posti nelle periferie, quali i gobernadores civiles spagnoli e i prefetti italiani, i delegados gubernativos e i podestà, che sembravano presentare numerose caratteristiche tra loro comuni. Studiando il loro ruolo e il lavoro effettuato nelle amministrazioni locali, la tesi riflette sul loro impatto sull’opinione pubblica dei due paesi. Da quanto emerso dall’inedita analisi comparativa, gli abusi di potere e gli errori da essi effettuati sembrerebbero infatti aver giocato un ruolo sfavorevole alla generale tenuta interna dei regimi. Infine, si analizzano anche i rapporti culturali tra centro e periferia, per indagare sulla creazione da parte delle dittature di un nuovo bagaglio identitario nazionale condiviso in tutti i territori, con l’identificazione di un «regionalismo buono» opposto a uno di tipo politico. Per il caso spagnolo il lavoro individua una nuova ritualità politica infiltratasi nella vita quotidiana degli spagnoli attraverso nuove cerimonie introdotte dalla dittatura. Nonostante l’impegno senza precedenti di Primo de Rivera a tal proposito, il dittatore non sarebbe riuscito a creare un discorso nazionale efficace. Dalla tesi emerge che le repressioni della dittatura e la diffidenza verso qualsiasi tipo di espressione identitaria anche solo parzialmente alternativa a quella ufficiale avrebbero ostacolato la formulazione di un’identità culturale coerente, contribuendo al crollo del regime e alimentando gli autonomismi politici che sarebbero esplosi nel decennio successivo. In definitiva, attraverso la metodologia della storiografia italiana e uno sguardo internazionale, la tesi evidenzia diverse caratteristiche del regime di Primo de Rivera emerse solamente in parte negli studi (es. statalizzazione, rapporto paternalistico con gli enti periferici, tentativo di modernizzazione autoritaria) e assimilabili a un modello di tipo «fascista». In più, evidenziando la rottura istituzionale da essa provocata sul lungo periodo, il lavoro tende a valorizzarne il peso nella storia spagnola e nella formazione di una nuova destra reazionaria la cui esperienza di governo avrebbe ricoperto un ruolo fondamentale all’interno del più studiato regime franchista.
[eng] The thesis provides a comprehensive analysis of political, social, and cultural dynamics in Spain and Italy from the late 19th century through 1930, focusing on the interactions between center and periphery. Employing a comparative approach, the research examines the transition from liberal democracies to authoritarian states under Miguel Primo de Rivera and Benito Mussolini. The central aim is to explore the Spanish dictatorship from a new perspective within Spanish and Italian historiography, underscoring its institutional break from prior periods. Evaluating the formation of the nation-states in Spain and Italy, the administrative organization, economic and social development and the fractures exacerbated by World War I, in the first part, the study analyzes the institutional upheavals and the development of autonomist and regionalist programs, highlighting how these divisions contributed to the rise of Primo de Rivera’s and Mussolini’s regimes. The second section addresses the elaboration of a “new state” model by the two dictators, whose organicist and corporatist ideologies translated into increased state centralization and an aversion to democracy. The preference for top-down appointments over elections, aimed at an “administrative moralization”, is examined through a comparison of local officials, reflecting on their impact on public opinion and regime stability, revealing that abuses of power by these officials contributed to instability within the regimes. Additionally, the thesis explores cultural relations between center and periphery, focusing on how the dictatorships sought to forge a unified national identity. It notes that despite Primo de Rivera’s efforts, his regime failed to establish a coherent national discourse, contributing to the regime's collapse. Ultimately, the research employs Italian historiographical methods and an international perspective to elucidate aspects of Primo de Rivera’s regime that align with fascist models. By highlighting the long-term institutional ruptures and their impact on Spanish history, the thesis underscores the regime’s role in shaping a new reactionary right that influenced the subsequent Franco regime.
[cat] El treball de recerca analitza els esdeveniments polítics, socials i culturals d'Espanya i Itàlia entre la segona meitat del segle XIX i 1930 a través de la perspectiva de l'estudi de les relacions entre centre i perifèria. La tesi utilitza un enfocament comparatiu, centrant-se en la complexa transició del sistema liberal al dels estats autoritaris, promoguda per Miguel Primo de Rivera i Benito Mussolini. L'objectiu principal de l'obra és estudiar especialment la dictadura espanyola des d'aquest punt de vista, sense precedents per a la historiografia d'ambdós països, posant èmfasi en les característiques de la ruptura institucional respecte al període anterior i la continuïtat amb l'experiència feixista. La primera part de l'obra analitza la formació dels dos estats nació al llarg del segle XIX, utilitzant sobretot els models definits per Stein Rokkan, avaluant els aspectes relacionats amb l'organització administrativa, les divergències territorials en el desenvolupament econòmic i social i posant en relleu les fractures existents que tornarien a aparèixer amb més vigor a partir de finals de segle i especialment des de la Primera Guerra Mundial. Analitzant els trastorns institucionals dins dels dos països, amb la mirada posada en l'elaboració de programes autonomistes i regionalistes per part de les diferents forces polítiques (en particular els catalanistes per a Espanya), la tesi paral·lela el nivell de fractures entre classes socials i aquelles entre centre i perifèria; l'exacerbació d'aquest últim s'identifica com una de les raons de la reacció dels primers nuclis que més tard formarien part de la dictadura de Primo de Rivera i les forces feixistes. La segona part té en compte l'intent dels dos dictadors de fundar els anomenats "nous estats". La seva ideologia organicista i corporativista es traduiria en la pràctica en una expansió dels poders de l'Estat i una centralització marcada: en aquest sentit, l'aversió a qualsevol forma de democràcia, tant al centre com, sobretot, a la perifèria, on les autonomies es van combatre vigorosament, també sembla decisiva. En ambdós casos, el sistema de nomenament des de dalt (la selecció del "millor") hauria estat preferit al de l'elecció de representants, com a part d'un procés de "moralització administrativa" dels municipis i províncies. En aquest sentit, es fa una comparació entre els funcionaris col·locats a la perifèria, com els governadors civils espanyols i els prefectes italians, els delegats governativos i els podestà, que semblaven tenir nombroses característiques en comú entre ells. Estudiant el seu paper i la tasca realitzada en les administracions locals, la tesi reflexiona sobre el seu impacte en l'opinió pública dels dos països. Pel que va sorgir de l'anàlisi comparativa sense precedents, els abusos de poder i els errors comesos per ells semblarien haver jugat un paper desfavorable en l'estabilitat interna general dels règims. Finalment, també s'analitzen les relacions culturals entre el centre i la perifèria, per investigar la creació per dictadures d'una nova identitat nacional compartida en tots els territoris, amb la identificació d'un "bon regionalisme" en contraposició a un de polític. Pel cas espanyol, l'obra identifica un nou ritual polític que s'ha infiltrat en la vida quotidiana dels espanyols a través de noves cerimònies introduïdes per la dictadura. Malgrat el compromís sense precedents de Primo de Rivera en aquest sentit, el dictador no hauria pogut crear un discurs nacional efectiu. La tesi mostra que les repressions de la dictadura i la desconfiança envers qualsevol tipus d'expressió d'identitat, encara que fos parcialment alternativa a l'oficial, haurien dificultat la formulació d'una identitat cultural coherent, contribuint al col·lapse del règim i alimentant els autonomismes polítics que esclatarien en la dècada següent. Finalment, a través de la metodologia de la historiografia italiana i una visió internacional, la tesi destaca diverses característiques del règim de Primo de Rivera que només van emergir en part dels estudis (per exemple, nacionalització, relació paternalista amb entitats perifèriques, intent de modernització autoritària) i comparables a un model "feixista". A més, en posar de manifest la ruptura institucional que va causar a llarg termini, l'obra tendeix a reforçar el seu pes en la història espanyola i en la formació d'una nova dreta reaccionària la experiència de govern de la qual jugaria un paper fonamental dins del règim franquista, més estudiat.

Matèries (anglès)

Citació

Citació

SCAVO, Saverio. Spagna e Italia tra centro e periferia: dalla crisi dello stato liberale alle dittature e agli «Stati nuovi» (1898-1930). [consulted: 17 of August of 2026]. Available at: https://hdl.handle.net/2445/231034

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