Tesis Doctorals - Facultat - Geografia i Història
URI permanent per a aquesta col·leccióhttps://hdl.handle.net/2445/43179
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Investigación y activismo artístico desde la frontera global: un estudio comparativo(Universitat de Barcelona, 2024-02-08) Degano, Giulia; Guasch, Anna Maria, 1953-; Ramírez-Blanco, Julia; Universitat de Barcelona. Facultat de Geografia i Història[spa] [spa] La presente investigación se centra en la propuesta artística mirada a intervenir y narrar disruptivamente la frontera en su manifestaciones materiales y simbólicas con el objetivo de evidenciar el potencial epistémico, social y político de esta propuesta y su aportación a una narración disruptiva y renovadora del concepto mismo de frontera mediante un análisis comparativo de casos artísticos y curatoriales a escala global, mirada a mostrar la continuidad, articulación y conexión interregional de dicha propuesta, enfocado en la producción de las últimas cuatro décadas. Los casos incluidos en esta comparación han sido seleccionado en base a tres criterios: su capacidad para describir dicho potencial, su articulación inter y supranacional, su compromiso comunitario, privilegiando, además, proyectos emergentes y/o escasamente divulgados. Dicho análisis es acompañado y ampliado por una profundización acerca de los ejes conceptuales sobre los cuales tienden a verter estas iniciativas, destacando tendencias en la narración contemporánea de la frontera que son reveladoras de las subjetividades que en ella se (re)generan, la cual es completada por una breve reflexión acerca de la aportación social y política del arte y la curaduría fronteriza. Es posible resumir al cuadro resultantes del análisis de casos y de estas reflexiones al margen mediante tres categorías entrelazadas del concepto de frontera: en cuanto espacio de excepción, o mejor dicho del estado de excepción, y colateralmente, de acción social y política, y finalmente, como territorio epistémico, categorías que resaltan, aunque desde perspectivas diferentes, el carácter profundamente disruptivo, procesual, y (re)generador de la frontera desde el marco ofrecido por el arte contemporáneo, manifestando la capacidad de artistas y curadores para subvertir y proponer imaginarios, participando con reiterado compromiso en las dinámicas de expresión y revolución de las subjetividades contemporáneas.Tesi
Spagna e Italia tra centro e periferia: dalla crisi dello stato liberale alle dittature e agli «Stati nuovi» (1898-1930)(Universitat de Barcelona, 2024-07-26) Scavo, Saverio; Cattini, Giovanni C., 1972-; Spagnolo, Carlo; Universitat de Barcelona. Facultat de Geografia i Història[ita] Il lavoro di ricerca analizza le vicende politiche, sociali e culturali di Spagna e Italia tra la seconda metà del XIX secolo e il 1930 attraverso la lente dello studio dei rapporti tra centro e periferia. La tesi si avvale di un approccio comparativo, soffermandosi sulla complessa transizione dal sistema liberale a quello degli stati autoritari, promossi da Miguel Primo de Rivera e da Benito Mussolini. Il fine principale del lavoro è quello di studiare specialmente la dittatura spagnola da questo punto di vista, inedito per la storiografia di entrambi paesi, sottolineandone le caratteristiche di rottura istituzionale rispetto al periodo precedente e le continuità con l’esperienza fascista. Nella prima parte del lavoro si analizza la formazione dei due stati nazionali lungo l’arco del XIX secolo utilizzando soprattutto i modelli definiti da Stein Rokkan, valutando gli aspetti relativi all’organizzazione amministrativa, le divergenze territoriali nello sviluppo economico e sociale ed evidenziando le fratture esistenti che sarebbero riemerse con maggiore vigore a partire dalla fine del secolo e soprattutto dalla Prima Guerra Mondiale. Analizzando gli sconvolgimenti istituzionali interni ai due paesi, con un occhio di riguardo all’elaborazione di programmi autonomisti e regionalisti da parte delle diverse forze politiche (in particolare i catalanisti per la Spagna), la tesi pone in parallelo il livello delle fratture tra classi sociali e quelle tra centro e periferia; si identifica nell’esacerbarsi di queste ultime uno dei motivi della reazione dei primi nuclei che sarebbero stati poi parte della dittatura di Primo de Rivera e delle forze fasciste. Nella seconda parte si prende in considerazione il tentativo di fondazione dei cosiddetti «stati nuovi» da parte dei due dittatori. La loro ideologia organicista e corporativista si sarebbe tradotta nella pratica in un ampliamento dei poteri dello Stato e in una marcata centralizzazione: decisiva appare a tal proposito anche l’avversione a qualsiasi forma di democrazia, sia al centro ma soprattutto alla periferia, dove le autonomie furono combattute con forza. In entrambi i casi si sarebbe preferito il sistema della nomina dall’alto (la selezione dei «migliori») a quello dell’elezione dei rappresentanti, come parte di un processo di «moralizzazione amministrativa» dei comuni e delle province. A tal proposito, si effettua una comparazione tra i funzionari posti nelle periferie, quali i gobernadores civiles spagnoli e i prefetti italiani, i delegados gubernativos e i podestà, che sembravano presentare numerose caratteristiche tra loro comuni. Studiando il loro ruolo e il lavoro effettuato nelle amministrazioni locali, la tesi riflette sul loro impatto sull’opinione pubblica dei due paesi. Da quanto emerso dall’inedita analisi comparativa, gli abusi di potere e gli errori da essi effettuati sembrerebbero infatti aver giocato un ruolo sfavorevole alla generale tenuta interna dei regimi. Infine, si analizzano anche i rapporti culturali tra centro e periferia, per indagare sulla creazione da parte delle dittature di un nuovo bagaglio identitario nazionale condiviso in tutti i territori, con l’identificazione di un «regionalismo buono» opposto a uno di tipo politico. Per il caso spagnolo il lavoro individua una nuova ritualità politica infiltratasi nella vita quotidiana degli spagnoli attraverso nuove cerimonie introdotte dalla dittatura. Nonostante l’impegno senza precedenti di Primo de Rivera a tal proposito, il dittatore non sarebbe riuscito a creare un discorso nazionale efficace. Dalla tesi emerge che le repressioni della dittatura e la diffidenza verso qualsiasi tipo di espressione identitaria anche solo parzialmente alternativa a quella ufficiale avrebbero ostacolato la formulazione di un’identità culturale coerente, contribuendo al crollo del regime e alimentando gli autonomismi politici che sarebbero esplosi nel decennio successivo. In definitiva, attraverso la metodologia della storiografia italiana e uno sguardo internazionale, la tesi evidenzia diverse caratteristiche del regime di Primo de Rivera emerse solamente in parte negli studi (es. statalizzazione, rapporto paternalistico con gli enti periferici, tentativo di modernizzazione autoritaria) e assimilabili a un modello di tipo «fascista». In più, evidenziando la rottura istituzionale da essa provocata sul lungo periodo, il lavoro tende a valorizzarne il peso nella storia spagnola e nella formazione di una nuova destra reazionaria la cui esperienza di governo avrebbe ricoperto un ruolo fondamentale all’interno del più studiato regime franchista.Tesi
Representaciones sociales de la cultura cafetera y de la patrimonialización del Paisaje Cultural Cafetero colombiano en el turismo(Universitat de Barcelona, 2025-03-11) Saldarriaga Ramírez, Carolina; Sánchez Aguilera, Dolores; Tresserras, Jordi, 1967-; Universitat de Barcelona. Facultat de Geografia i Història[spa] Esta investigación doctoral explora las representaciones sociales de la cultura cafetera y la patrimonialización del Paisaje Cultural Cafetero Colombiano (PCCC) en el contexto del turismo. Siguiendo un enfoque plurimetodológico, el estudio se organiza en tres capítulos que analizan las perspectivas de empresarios del turismo, pobladores locales y turistas. El Capítulo I presenta el marco teórico y metodológico, se definen los objetivos del estudio y se contextualiza la investigación a partir de la trayectoria histórica de la cultura cafetera. Además, se describe la zona de estudio y se justifica la relevancia del tema en el ámbito del turismo y la gestión patrimonial. El Capítulo II se centra en identificar y analizar las representaciones sociales de la cultura cafetera y de la patrimonialización del PCCC de los empresarios del sector turístico del PCCC. A través de observación participante, análisis multimodal y análisis de contenido de dibujos realizados por estos actores, se identifican procesos de objetivación y anclaje en sus discursos y estrategias comerciales. Como contribución teórica, se propone una clasificación de las representaciones sociales en tres categorías: arcaicas, residuales y emergentes, las cuales complementan las tipologías propuestas por Serge Moscovici (1979) y explican la coexistencia de narrativas sobre el PCCC en el turismo. En el Capítulo III se analizan las representaciones sociales de la cultura cafetera y de la patrimonialización del PCCC desde la perspectiva de pobladores y turistas, se evalúan las condiciones de producción y los campos de representación, información y actitud. Se realiza un análisis comparativo de los tres grupos estudiados, identificando al campesino y la finca cafetera como núcleos representacionales centrales. Al final del documento, se presentan conclusiones y recomendaciones para la gestión del PCCC, con énfasis en su conservación y puesta en valor. Metodológicamente, se adoptó un enfoque multimodal cuali-cuantitativo, combinando análisis de sitios web turísticos, observación participante, dibujos, entrevistas, encuestas y trabajo de campo. Esta triangulación permitió examinar la construcción de representaciones sociales a través de distintos formatos (texto, imagen, audio y video). Los hallazgos evidencian que las representaciones sociales analizadas no son estáticas, sino que evolucionan mediante la integración de nuevas ideas sin eliminar completamente las anteriores en un proceso de unión de viejas y nuevas ideas. La clasificación de representaciones sociales en arcaicas, residuales y emergentes resulta clave para entender la relación entre turismo y patrimonio. Estas nuevas categorías permiten explicar la yuxtaposición y evolución de ideas sobre un mismo objeto representacional a lo largo del tiempo, mostrando cómo las RS mutan al incorporar nuevas ideas, que se entrelazan con conceptos preexistentes a través del proceso de anclaje. Esta superposición de representaciones permite que los actores del turismo construyan narrativas turísticas que combinan elementos históricos, culturales y estéticos. Los resultados muestran que el núcleo figurativo de la cultura cafetera se mantiene estable en las representaciones sociales, mientras que los elementos periféricos varían en función de las dinámicas económicas y turísticas. Esta flexibilidad permite a los empresarios, pobladores y turistas, seleccionar y articular diferentes significados en torno a la cultura cafetera y al PCCC, adaptando sus narrativas según sus necesidades. En términos aplicados, este estudio contribuye al conocimiento sobre la patrimonialización del PCCC y ofrece recomendaciones para su gestión, enfatiza la necesidad de integrar el estudio de las representaciones sociales en estrategias de turismo sostenible y gestión del patrimonio mundial.Tesi
La gestión del patrimonio cultural inmaterial a través del Registro de Buenas Prácticas de la UNESCO. Análisis de los casos de España y México(Universitat de Barcelona, 2024-02-01) Royuela Maldonado, María; Roigé, Xavier; Universitat de Barcelona. Facultat de Geografia i Història[spa] Esta tesis doctoral analiza el Registro de Buenas Prácticas de Salvaguardia de la UNESCO para para conocer su nivel de desarrollo, sus paradigmas dominantes y sus discusiones actuales en vistas hacia la gestión del patrimonio cultural inmaterial a través de programas, proyectos y actividades que permitan su evolución y (re)significación actual y futura. El análisis del Registro se realizó en dos niveles de profundidad; primero, se llevó a cabo un estudio más genérico del Registro de Buenas Prácticas de Salvaguardia su conformación, aspectos más importantes, las medidas de salvaguardia que a través de él se proponen, y una descripción comparativa de los programas, proyectos y actividades en él contenidos. Para después pasar examinar los registros que España y México tienen reconocidos mediante casos de estudio, los cuales son: El Centro de cultura tradicional Museo escolar de Puçol (España); el proyecto de Revitalización del saber tradicional de la cal artesanal en Morón de la Frontera (España); la Metodología para realizar inventarios del patrimonio cultural inmaterial en reservas de la biosfera. La experiencia del Montseny (España); y, el Xtaxkgakget Makgkaxtlawanati el Centro de las Artes Indígenas y su contribución a la salvaguardia del patrimonio cultural inmaterial del pueblo totonaca de Veracruz (México). Esta investigación interconecta los estudios críticos del patrimonio con temas fundamentales en la gestión del patrimonio el proceso de patrimonialización, la valorización del patrimonio y el régimen patrimonial, aunados a los conceptos de periferia y Action Heritage, la comunalidad, la participación y la justicia social. Esta investigación se justifica en la escasa extensión que el Registro de Buenas Prácticas en comparación con otros mecanismos de salvaguardia de la UNESCO, empero las iniciativas en él contenidas permiten imaginar y proponer nuevos modelos de gestión que se adaptan a las realidades y necesidades actuales de los agentes, portadores y transmisores locales del patrimonio cultural inmaterial hacia prácticas más sostenibles y viables de gestión, aprovechamiento y difusión. Este trabajo de investigación concluye que el Registro UNESCO no es únicamente un repositorio de buenas prácticas sino también es un escenario donde convergen dinámicas de poder, diversidad cultural, retos, modelos y tendencias, en donde adoptar una perspectiva basada en la comunalidad, enfatizando el bien común, conlleve a la realización de actividades concretas que legitimen la participación comunitaria, la colaboración interinstitucional y, la sostenibilidad financiera para el desarrollo de programas, proyectos y actividades de salvaguardia del patrimonio cultural inmaterial en el futuro.Tesi
Resistencias creativas a procesos de gentrificación: el caso del artivismo de Barranco como modelo de resistencia(Universitat de Barcelona, 2025-02-10) Rodríguez Gómez, Joan Campio; Delgado, Manuel, 1956-; Borelli, Caterina; Universitat de Barcelona. Facultat de Geografia i Història[spa] Esta investigación se desarrolla en la zona histórica y monumental de Barranco, respondiendo a la pregunta: ¿de qué manera se utilizan los murales para articular la estrategia simbólica del artivismo y la estrategia política de la Agenda 21 para resistir los procesos de gentrificación en la zona monumental de Barranco, en una metrópoli latinoamericana contemporánea? Se inicia identificando y analizando los actores, las estrategias en las que intervienen para lucha por el uso y la propiedad del espacio urbano, en un contexto de modernización y cambios en los patrones inmobiliarios. Precisamente en ese contexto, aparece el proceso de gentrificación en Barranco que se estudia a partir de los debates actuales donde se presentan nuevas formas de transformación urbana, a las que se suman las particularidades de Barranco; cuyas características muestran una continuidad de estos procesos y las novedades en la forma de resistencia a estos procesos. Una de estas es la utilidad del artivismo, en concreto del muralismo, como estrategia de resistencia a la gentrificación, a partir de sus posibilidades y límites; partiendo de la contribución de los actores implicados en este proceso con énfasis en las estrategias política y simbólica. Este proceso de gentrificación se aborda desde la especificidad del mural como elemento indicador de gentrificación; transformado en la estrategia simbólica de resistencia donde intervienen los actores afectados, permitiendo así constatar la conflictividad manifestada a través del mural como herramienta en las estrategias de resistencia ante la gentrificación.Tesi
Le iscrizioni-firma degli artefici di scultura nell’Italia romana (s. I a.C.– s. III d.C.): testi epigrafici e contesti di produzione e di consumo(Universitat de Barcelona, 2025-01-28) Pozzani, Linda; Pons Pujol, Lluís, 1971-; Universitat de Barcelona. Facultat de Geografia i Història[ita] Il presente lavoro è dedicato all’approfondimento di una categoria di fonti epigrafiche sui generis: le iscrizioni con nomi di artefici; irriducibili alla firma nel senso comune moderno (per l’estraneità al concetto di autografia in primis), eppure presumibilmente le più vicine alle persone storiche degli artisti antichi. Si tratta di fonti in quanto testi, ma anche in quanto scritture (moduli e forme grafiche) e immagini (alto grado di visibilità e d’interazione con le opere, attenzione all’estetica della “firma”), qui raccolte con metodo quanto più possibile sistematico, previa autopsia, in un repertorio anche fotografico di dettaglio. Tale repertorio è limitato alle iscrizioni degli scultori dell’Italia romana riferibili alla produzione cosiddetta copistica dal I sec. a.C. al III sec. d.C. Si tratta di prodotti appositamente realizzati per il mercato romano rispetto ai quali l’apposizione della firma sembra assumere principalmente valenza di marchio di qualità e garanzia del prodotto. Il presente lavoro nasce con l’obiettivo d’interrogare questa categoria di fonti sui generis a diversi livelli: in chiave lessicale e di riconoscimento degli artefici (in riferimento alle formule in uso e ai casi di omonimia), come materiali per una storia sociale (richieste dei committenti e pratiche di bottega) e come indicatori di livelli culturali (conoscenza del modello). Il percorso delineato nel presente lavoro risulta stratificato e complesso perché il dato epigrafico deve essere interpretato e di volta in volta confrontato con altri dati eventualmente disponibili; può essere talora sviante, sfuggendo all’inquadramento cronologico dato dall’opera e/o dal contesto di riferimento.Tesi
Experiencing re-bordered Europe. An ethnography of the Upper Susa Valley(Universitat de Barcelona, 2024-05-10) Pasqualetto, Martina; Jubany, Olga; Universitat de Barcelona. Facultat de Geografia i Història[eng] In the last decade, increasing rates of transit migrations across Europe and the COVID-19 pandemics have favoured the re-establishment of identity checks at internal European borders (Opilowska, 2020; Montaldo, 2020; Casella Colombeau, 2020; Karamanidou & Kasparek, 2022; Gulzau, 2023). Addressing the gap in the anthropological research vein accounting for the impact on frontier communities of this re-bordering process, the research concerned an ethnographic analysis of the border experience (Wille and Nienaber 2020) of those who inhabit the Upper Susa Valley, a frontier area at the northwest most of Italy. Its militarization promoted by French authorities implemented since 2017 to obstacle “secondary movements” and in 2020 to contain the spread of the virus, together with the humanitarian scenario that emerged to respond to the vulnerability of transit migrants rejected in an Alpine environment according to a “care and control” public/private strategy (Pallister-Wilkins 2015), have been investigated though a qualitative investigation that included 28 in-depth interviews to state and local authorities’ representatives, law enforcement agents, solidarity actors and ordinary dwellers, as well as 7 months of participant observation in the field. Building on the Critical Border Studies’ bordering approach (Van Houtum & Van Naersser, 2002) and its multi-dimensional understanding of the border, the ethnographic analysis exposed that the Alpine Italian-French frontier is produced and reproduced, at and beyond the borderline, by daily practices put in place by law enforcement agents and challenged by transit migrants’ mobility strategies, in a structure/agency framework. As well, the re-bordering tales shared by participants contributed to the study of the border as holding a polysemic nature, due to empirical results revealing that the COVID-19 brought the state border back in the life experience of European citizens, while “return” to contain “secondary movements” according to a securitized approach the management of European borders (Huysmans 2000) had made it visible for transit migrants only. Furthermore, addressing the solidarity scenario as an “humanitarian borderscape” (Pallister-Wilkins 2017) resulted in the individuation of diverse “geographies of humanitarian borderwork” i.e. overlapping political and geographical spaces of solidarity intervention, that criss-crossed the Upper Susa Valley meant as “land of borders” (Balibar 2002) with multiple intangible boundaries marking the humanitarian and the political, the tolerated and the repressed, the legal and the illegal, as far as solidarity practices and discourses are concerned. This deeply impacted on the border experience of the Upper Susa Valley. If on the one hand “secondary movements” and the public/private “care and control” intervention projected local authorities and solidarity actors’ daily lives into global dynamics, it also shielded local communities from their negative effects. In general terms, the “people approach” (Van Houtum 2000) to the investigation of the internal European re-bordering process offered ground-breaking insights on the extent to which state and non-state border agents produce, reproduce, contest and experience the tangible and intangible boundaries that it generates. As well, the research shed light on the everyday reality of the unilaterality and “new normality” (Gulzau 2023) that the return of identity checks at internal European frontiers represents, revealing diverging state interests through the observation of grounded practices of border-making and grounded experiences.Tesi
La cosmovisión andina y Mamani Mamani. El valor de la imagen como exaltación identitaria indígena(Universitat de Barcelona, 2024-09-27) González Tinoco, Laura; Peist, Nuria; Universitat de Barcelona. Facultat de Geografia i Història[spa] La presente tesis responde a la necesidad de elaboración de la primera monografía completa sobre Mamani Mamani. Se trata del pintor contemporáneo más representativo de la marca Bolivia. Ha recibido importantes premios y distinciones a lo largo de su carrera. Su compromiso como artista se fundamenta en la exaltación de su identidad indígena andina, hasta llegar a convertirse en referente de la cultura visual ancestral de la comunidad aymara, quechua y amazónica de su país. Su extensa obra forma parte de numerosas colecciones privadas a nivel mundial, conocida y admirada a nivel local e internacional tanto en los EE.UU. y Latinoamérica como en Asia, Europa, Oriente Medio y Oceanía. En el ámbito muralista ha desarrollado diversos proyectos en Latinoamérica. En Santiago de Chile colaboró pintando una de Las Tres Cruces de la Virtud (2018), y en Bogotá, Colombia, el mural dedicado a la Pachamama (2015). Entre su obra más importante destaca la realización de los 14 murales del Condominio Wiphala (2016), en La Paz, Bolivia, postulando a los Record Guiness como el conjunto mural ubicado a más altura sobre el nivel del mar. La totalidad de su trabajo refleja el pensamiento de la cosmovisión andina como fuente de inspiración fundamentada en la sabiduría de los pueblos originarios, en un universo animado en donde el ser humano es hijo de la tierra Pachamama y el sol Inti, y vive en armonía con todos los seres con quienes se manifiesta hermanado. Tras situar el marco sociohistórico, que constituye el legado referencial del pintor en la concepción de su propuesta artística, y los procesos sociales que le encaminaron hacia la consagración, expondremos la multitud de relaciones simbólicas presentes en las imágenes del pintor, quien logra componer el imaginario visual de las culturas ancestrales de Bolivia desde su visión colorista. Para ello, tomaremos en cuenta las aportaciones de diversos autores que nos ayudarán a comprender las conexiones conceptuales latentes en su iconografía desde diferentes disciplinas, como la antropología, la sociología y la historia. Y reflexionaremos sobre las relaciones geopolíticas que el arte de Mamani Mamani ha llegado a establecer como clave representacional de la diplomacia exterior del Estado Plurinacional de Bolivia.Tesi
Arquitectura teatral, dinámicas urbanas y evergetismo en los teatros de la Hispania citerior (s. I a.C- s.III d.C)(Universitat de Barcelona, 2024-12-16) Gómez Robledo, María Aidé; Revilla Calvo, Víctor; Ozcáriz Gil, Pablo, 1975-; Universitat de Barcelona. Facultat de Geografia i Història[spa] Esta tesis doctoral titulada "Arquitectura teatral, evergetismo y dinámicas urbanas en Hispania citerior (siglo I aC – siglo III d.C.)" ha intentado estudiar ocho teatros en Hispania citerior, Bilbilis, Caesaraugusta, Carthago Nova, Clunia, Pollentia, Saguntum, Segobriga y Tarraco, desde una perspectiva arquitectónica, urbana y económica. Para este propósito y para proporcionar pruebas suficientes, hemos seleccionado los teatros mejor conservados. El marco cronológico aplicado ha sido el inicio, desarrollo y finalización del uso de estas construcciones, desde el siglo I a.C. hasta la crisis del siglo III d.C., aproximadamente. Desde un punto de vista arquitectónico, el análisis se ha centrado especialmente en su decoración arquitectónica, esencialmente bases, columnas, capiteles y cornisas. A partir de estos elementos, se han estudiado centenares de obras inéditas junto con otros ejemplos ya publicados o previamente examinados. Fragmentos y/o piezas que hoy han desaparecido. Todo ello ha formado un catálogo de la decoración arquitectónica de estos teatros que incluye fotografías y dimensiones actuales junto con una descripción de cada pieza. Desde un enfoque urbanístico, el estudio ha puesto la atención en la importancia de la construcción de estos edificios dentro de una ubicación específica de la ciudad y de un periodo concreto de su desarrollo urbano. Con este objetivo, hemos proporcionado numerosos mapas antiguos y actuales de estas ciudades. Desde un punto de vista económico, hemos intentado explicar la financiación de los teatros proporcionado por los diferentes poderes (imperiales, municipales o élites locales) y su intervención económica en ellos. Para conseguirlo, hemos recogido y analizado un gran número de epígrafes que han formado un anexo epigráfico, ayudándonos así a explicar esta cuestión. Por todas estas razones, esta tesis pretende reconstruir el contexto político, socioeconómico y cultural en el que se genera el fenómeno e identificar las posibles especificidades de la arquitectura teatral de Hispania citerior en comparación con la situación en otras provincias hispánicas. Además, pretende situar la arquitectura teatral dentro del proceso general de monumentalización que afecta a muchas ciudades hispánicas, pero no todas. Esta reconstrucción pretende, por tanto, profundizar en las modalidades de urbanización y cambio cultural asociadas a la formación de una sociedad romana provincial, sus particularidades regionales y su evolución durante la era imperial. Este estudio en profundidad busca desarrollar nuestra hipótesis inicial sobre si los teatros de Hispania Citerior tenían características específicas que fueran diferentes del resto de teatros hispanos desde una perspectiva arquitectónica, urbana y económica. Para este propósito comparativo, también hemos incluido un análisis desde un punto de vista arquitectónico, urbano y económico de la totalidad de los teatros situados en Hispania citerior , así como de otros teatros significativos del Mediterráneo occidental.Tesi
Fronteras morales y repertorios de distinción. El caso del barrio Malvín Norte de Montevideo(Universitat de Barcelona, 2024-12-13) Folgar Ruetalo, Leticia; Delgado, Manuel, 1956-; Universitat de Barcelona. Facultat de Geografia i Història[spa] Esta tesis aporta al conocimiento sobre los procesos de producción de diferencia a partir de criterios morales en la ciudad. A través del caso etnográfico abordado, se buscó poner el foco en las maneras en las que se mantiene el dominio de unos espacios sobre otros desde procesos de subalternización que se activan y perpetúan a partir de relaciones y repertorios morales de los mismos habitantes. La investigación aborda las relaciones cotidianas en el marco de las cuales suceden los procesos de subjetivación de quienes habitan en este pedazo de ciudad, y considera herramientas de política desplegadas en las últimas dos décadas en Malvín Norte. El concepto de barrio y sus usos de parte de las politicas de ciudad se analiza, en su productividad ideacional, como un aspecto de estos mecanismos. Desde un higienismo urbanístico pacificador, se preserva el entorno de Malvín Norte con potencial de espacio de reserva, y no logra modificarse de fondo la superposición de desigualdades que genera y sostiene inequidades en la ciudad.Tesi
Las figurillas cerámicas de Teotihuacan y Tula en el periodo 900-1150 D.C.(Universitat de Barcelona, 2024-10-23) Creus Brunat, Miquel; Moragas Segura, Natàlia; Villalonga Gordaliza, Annabel; Universitat de Barcelona. Facultat de Geografia i Història[spa] En esta tesis doctoral, se analizan las figurillas cerámicas de Teotihuacan y Tula en el periodo comprendido entre el 900 y el 1150 d.C. Generalmente, este periodo en el Altiplano Central de México ha quedado relegado a un papel secundario en comparación con los periodos Clásico y Posclásico tardío. En consecuencia, desconocemos muchos aspectos del funcionamiento regional entre el centro rector, Tula, y la Cuenca de México. Tradicionalmente se ha sugerido que Tula, como nuevo centro regional del periodo, controló e influenció la Cuenca de México. Sin embargo, quedan muchas incógnitas por esclarecer. Qué tipo de relaciones se establecieron entre Tula y el resto de sitios, de qué modo ejerció este control, hasta qué punto irradió con su influencia, cómo lo hizo, cómo afectó a las relaciones humanas…entre muchas otras interrogaciones. Para contribuir a una mayor comprensión de esta región en este momento histórico, hemos considerado que las figurillas cerámicas son de gran utilidad. Es un objeto de estudio que la arqueología ha corroborado que estaba estrechamente vinculado con la esfera doméstica más que con la esfera pública y con el poder. No solo en esta área, sino en toda Mesoamérica. Además, estos artefactos nos ofrecen cuantiosas y variedad de posibilidades de estudio, aproximándonos a los sistemas sociales, políticos, económicos, culturales e ideológicos. De esta manera, las figurillas cerámicas nos permiten indagar en las sociedades prehispánicas desde una diversidad de perspectivas relevante. En esta tesis se han empleado distintos métodos de investigación que, en combinación, han permitido integrar las figurillas cerámicas en el contexto regional del periodo histórico comprendido entre el 900 y el 1150 d.C. El objeto de estudio se ha analizado desde la perspectiva formal e iconográfica y, a su vez, también se ha relacionado con el contexto arqueológico y la estratigrafía. De este modo, hemos obtenido información sobre las identidades individuales y colectivas, el sistema ideológico, los atributos físicos y aspectos culturales, así como aspectos sobre los contextos de uso y funcionales. De esta forma, se ha pretendido apreciar tendencias, similitudes y diferencias entre Teotihuacan y Tula. La visión individual y global de la información obtenida ha permitido establecer correlaciones entre estos dos sitios. Con el fin de contribuir a la comparación regional se han incluido figurillas procedentes de Chiconautla, Ecatepec, Tepeapulco, Ajacuba y Atotonilco de Tula.Tesi
Sueños y memoria: tras las huellas de la violencia armada en el Medio Baudó - Chocó(Universitat de Barcelona, 2024-09-27) Castaño Peñuela, Ángela María; Orobitg Canal, Gemma; Celigueta, Gemma; Universitat de Barcelona. Facultat de Geografia i Història[spa] La presente tesis doctoral es el resultado del trabajo etnográfico que realicé en el Medio Baudó – Chocó, en Colombia, con una población afrodescendiente víctima de la violencia armada. En ella presento la manera como el conflicto armado ha afectado el sistema de creencias de la población y, en particular, las formas de soñar y de entender la vida onírica. Aquello se deriva del escenario mortífero que se ha instalado en la región y de la perturbación sufrida, especialmente, en los rituales mortuorios. Con este objetivo, hago un análisis antropológico apoyándome en algunos conceptos psicoanalíticos, concretamente, en la tríada lacaniana Real, Simbólico e Imaginario.Tesi
«Les coses que dic són pedres precioses» Vida i obra de la beguina Elisabet Cifre (1467 -1542)(Universitat de Barcelona, 2024-04-05) Casas Perpinyà, Helena; Rivera Garretas, María-Milagros, 1947-; Brochado, Cláudia Costa; Universitat de Barcelona. Facultat de Geografia i Història[cat] La present tesi doctoral constitueix un estudi sobre la vida i l’obra de la mallorquina Elisabet Cifre, qui visqué a la Ciutat de Mallorca entre els anys 1467 i 1542. Elisabet Cifre fou beguina, sanadora, mística, profeta, mestra i fundadora de la Casa de la Criança, l’escola per a nenes més important de l’illa de Mallorca durant l’Època Moderna. Aquesta recerca ofereix la primera transcripció íntegra de les confessions d’Elisabet Cifre i suposa un estudi pioner de la seva espiritualitat i de les seves experiències místiques i profètiques. La vida d’aquesta beguina així com els seves relacions polítiques s’emmarquen en el context de la Querella de les Dones a Mallorca, un fenomen que no havia estat estudiat encara en territori mallorquí.Tesi
Crisi global i sobirania alimentària: Nous models de producció i consum des dels moviments socials urbans(Universitat de Barcelona, 2023-09-27) Ariño Asensi, Míriam; Benach, Núria; Albertos Puebla, Juan Miguel; Universitat de Barcelona. Facultat de Geografia i Història[cat] En les darreres dècades, l’alimentació, en les seues múltiples facetes, ha adquirit una centralitat creixent en l’àmbit social, acadèmic i polític. Aquest procés ha estat impulsat per les crítiques al model alimentari neoliberal hegemònic. Paral·lelament, en nombrosos contextos urbans han emergit iniciatives agrícoles i noves formes de consum que reivindiquen la proximitat, la sostenibilitat, la sobirania i l’autogestió comunitària, i tracten de donar resposta a les crisis del sistema agroalimentari globalitzat. Aquesta tesi doctoral analitza com els moviments socials urbans han contribuït a l’articulació de noves pràctiques de producció i consum alimentari a València i Barcelona. L’objectiu és esbrinar si les iniciatives sorgides en aquests contextos operen com a motors de transformació del sistema agroalimentari o si tenen un impacte limitat i selectiu. La recerca se sustenta en un marc teòric que revisa l’evolució històrica del sistema agroalimentari industrial, posant èmfasi en les seues contradiccions estructurals i en les conseqüències socials, territorials i ambientals. A partir d’aquesta revisió, s’aprofundeix en els orígens i el desenvolupament del concepte de sobirania alimentària, entés com a proposta crítica i alternativa al paradigma neoliberal. Aquest marc conceptual és clau per a identificar les potencialitats transformadores d’aquesta noció i per a reconéixer el paper estratègic de les ciutats en els processos de transició agroecològica i ecosocial. Quant a la metodologia, la investigació adopta un enfocament qualitatiu que combina l’estudi de cas amb tècniques de recerca social, com entrevistes semiestructurades i observació participant. Aquesta aproximació permet una anàlisi situada i en profunditat de les pràctiques concretes desplegades per les iniciatives analitzades. Entre aquestes, s’inclouen Quirhort i Can Masdeu, vinculats a l’autogestió i als horts comunitaris de Barcelona; FoodCoop BCN, un supermercat cooperatiu impulsat des de la base; i, a València, els horts veïnals de Benimaclet i els horts escolars i comunitaris d’Orriols. També s’examinen altres espais híbrids amb vocació comunitària que replantegen els models de producció i consum. Els resultats evidencien que aquestes iniciatives comparteixen trets comuns: voluntat de relocalitzar l’alimentació, aposta per la participació comunitària, recuperació i resignificació d’espais urbans i crítica al sistema agroindustrial. A més, promouen pràctiques agroecològiques, articulen xarxes de suport mutu i s’integren en el teixit social dels barris. Tanmateix, també s’identifiquen limitacions estructurals, com l’accés reduït a recursos, la dependència del voluntariat i les dificultats per garantir continuïtat. Més enllà de la seua escala reduïda i dels obstacles, aquestes iniciatives tenen una capacitat transformadora real, ja que contribueixen a imaginar i practicar alternatives tangibles al sistema dominant; convertint-se en espais de resistència i resiliència que situen en el centre valors com la justícia alimentària, la sobirania territorial i la sostenibilitat. Alhora, actuen com a laboratoris socials on s’experimenten formes innovadores d’organització econòmica i comunitària, basades en l’autogestió, la cooperació i el suport mutu. Les conclusions de la tesi destaquen que, tot i les limitacions, les pràctiques analitzades constitueixen una peça rellevant en els processos de transició ecosocial. Es defensa la necessitat de reconéixer valor polític i territorial, així com d’articular polítiques públiques capaces d’acompanyar-les i amplificar-ne la incidència. A més, la recerca obre línies futures sobre la relació entre dret a l’alimentació, dret a la ciutat i crisi ecosocial, i els vincles entre moviments socials i institucions municipals. En síntesi, aquesta tesi constitueix una aportació rigorosa i compromesa amb la geografia crítica, la planificació territorial i la sobirania alimentària, i ofereix una mirada situada i transformadora sobre els desafiaments i les potencialitats del sistema alimentari en les ciutats contemporànies. No solament mostra que una altra alimentació és possible, sinó que demostra que ja s’està construint mitjançant l’acció col·lectiva, la proximitat i la cura dels comuns.Tesi
Los pobladores negros del Darién en el siglo XVIII. Sus rastros en las expediciones y los informes(Universitat de Barcelona, 2023-03-07) Alvarez Londoño, Ruth; Orobitg Canal, Gemma; Universitat de Barcelona. Facultat de Geografia i Història[spa] [spa] Poco se ha investigado sobre la presencia negra en el Darién del siglo XVIII; desde los documentos producidos en la época, los negros, libres o esclavizados, no eran protagonistas de una historia que se centraba en la pugna por el control territorial y que enfrentaba a españoles, indígenas y otros europeos. Por eso, esta investigación busca generar aportes para entender el rol social de los pobladores negros en el Darién del siglo XVIII. A partir de informes y relaciones de expedicionarios, funcionarios de la Corona y algunos aventureros, se ha delineado un Darién negro para el siglo XVIII, definiendo en qué zonas habitaban los negros, cuáles eran sus medios de subsistencia, cómo eran sus relaciones con indígenas y europeos, cuáles eran las rutas por las ingresaban y se movían en el territorio darienita, cuáles eran los motivos de sus actuaciones. Pero antes de llegar a este punto, se indaga sobre los habitantes no negros del Darién (indígenas, españoles, ingleses, franceses, escoceses y holandeses) y su relación con el territorio y entre ellos mismos. Y también se definen los límites territoriales del Darién del siglo XVIII, con sus principales características geográficas, para empezar a construir una imagen del Darién vivo de la época —con sus caminos-ríos, sus poblaciones y fuertes—, a través de descripciones realizadas por diversos personajes que permiten comprender cómo entendían el territorio, cómo interactuaban con él, cómo lo imaginaban. La investigación utiliza los mapas como documentos históricos en sí mismos, que eran usados en la época para conocer y representar el territorio, pero también para imaginar cómo podría ser organizado, explotado, poblado y controlado.Tesi
El retorno social de la política cultural de base comunitaria del Perú (periodo 2011 – 2022)(Universitat de Barcelona, 2024-05-31) Aguayo Figueroa, Luis Armando; Villarroya Planas, Ana; Universitat de Barcelona. Facultat de Geografia i Història[spa] La presente tesis doctoral tiene como objetivo principal analizar el retorno social de la política cultural de base comunitaria del Perú, a lo largo del periodo 2011 - 2022. La investigación se aborda desde la perspectiva teórica del retorno social de la cultura que, con una mirada transversal, reconoce los valores intrínseco, instrumental y público de la cultura para aumentar el capital social en las personas. La política cultural de base comunitaria en el Perú se materializa a través del programa “Puntos de Cultura”. En este programa, el Ministerio de Cultura se encarga de identificar, reconocer, fortalecer y conectar en una red nacional a las organizaciones comunitarias que, a través de su dedicación al arte y la cultura, desempeñan un papel constante. Esto no solo ayuda a abordar las necesidades locales de manera efectiva, sino que también impulsa el desarrollo del individuo y de la comunidad. A partir del análisis documental y la aplicación de una encuesta a los Puntos de Cultura del país se realiza una aproximación a la situación de la política cultural de base comunitaria del país. El análisis de esta política se ha centrado en cuatro ejes prioritarios, que son la cohesión social, el fortalecimiento de las identidades, la participación y el desarrollo territorial. La interpretación de los resultados procedentes tanto del análisis documental como de la encuesta a los Puntos de Cultura, que ha contado con un 100% de participación, arroja, en líneas generales, cómo el centralismo y la preferencia por cierto tipo de actividades artísticas frenan el buen quehacer de la cultura comunitaria y producen cierta tensión entre el Estado y los Puntos de Cultura. La investigación pretende ser una herramienta de análisis de aquellas acciones e intervenciones concretas en el ámbito de la política cultural de base comunitaria que facilitan la transformación de la realidad social. Este interés por el tema coincide en un momento de urgencia manifiesta en pro de una mayor intervención y debate académico en la materia.Tesi
Le relazioni dei musei archeologici con il pubblico e gli stakeholder culturali: un’analisi comparativa tra due casi di studio(Universitat de Barcelona, 2024-11-12) Frascella, Selene; Roigé, Xavier; López-Cachero, F. Javier, 1972-; Universitat de Barcelona. Facultat de Geografia i Història[ita] Questa ricerca dottorale esplora il ruolo dei musei archeologici nei loro contesti sociali e il contributo che possono apportare allo sviluppo locale attraverso un’analisi comparativa del Museo Archeologico Nazionale di Taranto (MArTA, in Italia) e del Museu d’Arqueologia de Catalunya a Barcellona (MAC, in Spagna). Mentre per più di un secolo gli studi sul pubblico dei musei si sono concentrati su aspetti quantitativi, la più recente ricerca qualitativa si è interessata al ruolo del visitatore come origine dell’azione museale e alla sua partecipazione nella produzione di mostre. Tuttavia, sono stati condotti pochi studi su come queste relazioni si sviluppano effettivamente e su come si estendono al di là dello spazio museale nelle reti di organizzazioni culturali locali. Questa tesi affronta tale lacuna, ponendosi come obiettivo l’analisi del ruolo che le istituzioni museali rivestono per il loro pubblico e per gli stakeholder territoriali, identificando i fattori che determinano i legami dei musei con questi due soggetti e che contribuiscono al loro reciproco sviluppo. L’approccio metodologico comprende l’analisi osservante, per lo studio delle interazioni dei visitatori con lo spazio museale, e la social network analysis, per la valutazione dei legami relazionali all’interno della rete delle organizzazioni locali. Applicata al MArTA e al MAC, questa metodologia ha permesso di conseguire risultati che evidenziano le connessioni intangibili tra i musei e i loro contesti sociali, offrendo spunti per migliorare il loro ruolo di spazi comunitari e la percezione del patrimonio archeologico. In conclusione, questa tesi dottorale contribuisce allo studio delle istituzioni museali da un punto di vista relazionale, permettendo di comprendere come i legami esperienziali si sviluppano dentro e fuori lo spazio museale.Tesi
El análisis de la banda sonora en el contexto del discurso cinematográfico. Música, voces y sonidos en el cine de ficción chileno (1957-1983).(Universitat de Barcelona, 2024-07-19) Moure Moreno, José María; Lluís i Falcó, Josep; Universitat de Barcelona. Facultat de Geografia i Història[spa] Esta tesis propone un acercamiento funcional e interdisciplinario de análisis a la banda sonora del cine chileno experimental y de ficción, entre 1957 y 1983; el énfasis está puesto en indagar sobre el uso de la música, las voces y el sonido, según el caso, teniendo en cuenta el despliegue e incidencia de estos elementos dentro del discurso cinematográfico, tomando, por lo tanto, al cine como contenedor y contexto, al mismo tiempo que como una disciplina que es sometida a la reflexión estética. El catálogo analizado se divide en tres etapas: las películas realizadas por el Centro de Cine Experimental (1957-1965); el Nuevo Cine Chileno (1966-1974) y parte de la filmografía del director Raúl Ruiz (1963-1983), que atraviesa la cronología de las dos primeras etapas, como partícipe crítico y disidente de las mismas. El resultado es un marco analítico que permite una reflexión sobre el uso de la banda sonora en el cine chileno, identificando procesos y funciones a lo largo de un amplio espectro temporal, y estableciendo una continuidad y profundización experimental, expresada en lo sonoro, entre el incipiente cine experimental de finales de los años 50 hasta el desarrollo que las cintas de Ruiz hacen de esos elementos, con la construcción de una «verosimilitud sonora» que contrasta con la del cine de la Unidad Popular y la construcción de su discurso fílmico a través de la temática social, no sólo como objetivo político sino también como herramienta estética.Tesi
Impacto de la capitalidad cultural en las representaciones e imaginarios urbanos. Las capitales europeas y americanas de la Cultura (2000-2020)(application/pdf, 2024-12-10) Massó Soler, Perla D.; Mayayo i Artal, Andreu; Monterde Mateo, Òscar; Universitat de Barcelona. Facultat de Geografia i Història[esp] La capitalización de las ciudades como dispositivo tácito y remoto de gobernanza es un fenómeno inscrito en la coetaneidad y de amplitud global. A partir del análisis de las designaciones Capital Europea de la Cultura (1985) y Capital Americana de la Cultura (2000) indagamos en los significados de la capitalidad cultural y su impacto en las representaciones e imaginarios urbanos. El boom de capitales/ciudades culturales que se observa desde finales del siglo pasado ̶ Capital Iberoamericana de la Cultura (1991), Capital de la Cultura Árabe (1996), Capital Americana de la Cultura (2000), Capitales Culturales del Mundo Islámico (2004), Ciudad Cultural del Sudeste Asiático (2005), Ciudad Cultural del Asia Oriental (2014) y la novísima Capital Africana de la Cultura (2022) ̶ se vincula a estrategias disímiles de modelación de identidades urbanas competitivas, reposicionamiento de las ciudades en la esfera global e incentivo a la cooperación cultural regional. Situamos el fenómeno en el marco de los procesos de neomodernización transnacional. Las capitales culturales constituyen un privilegiado caso empírico en la observación de cómo se consensuan o colisionan los imaginarios territoriales y las significaciones asociadas al imaginario global de ciudades smart, innovadoras y creativas. Nos proponemos dar cuenta de la construcción discursiva de los imaginarios sociales, a partir de la categoría imaginario-discurso que remite a un corpus de significaciones efectivas, con articulaciones materiales y simbólicas, que instituyen preeminencias y consensos valorativos y legitiman prácticas: culturales, arquitectónicas, de planificación y gobernanza urbanaTesi
Pere Duran Farell. Tecnocràcia i energia a Catalunya (1959-1975)(Universitat de Barcelona, 2024-11-26) Serrano Fuertes, Pau; Mayayo i Artal, Andreu; Tébar Hurtado, Javier, 1966-; Universitat de Barcelona. Facultat de Geografia i Història[cat] Prenent com a fil conductor la figura de l’enginyer i director d’empreses Pere Duran Farell, analitzem les relacions entre la tecnocràcia franquista i el sector de l’energia. Amb aportacions metodològiques (arxius inexplorats per no haver estat visitats o no haver estat consultats per contestar noves preguntes, entrevistes, diagrama i graf, anàlisi de correspondència inèdita entre Duran i López-Bravo, mapes, encreuament de dades) arribem a la conclusió que Duran era un tecnòcrata (ateses les diferents i innovadores definicions que aportem de tecnocràcia) introductor del gas natural a Espanya i cointroductor de l’energia nuclear a Catalunya. Aquestes introduccions es van fer, en bona part, gràcies a la sintonia entre la capacitat visionària de Duran, la liberalització econòmica del Règim i l’amistat de l’enginyer amb el ministre tecnòcrata i membre de l’Opus López-Bravo (la qual cosa no va excloure tensions amb altres polítics del Règim). També, gràcies a la transferència constant de tecnologia francesa i a l’aprofitament de la seva conjuntura (transferència que igualment es va procurar fer des de l’Estat espanyol a la independent república algeriana). Duran va ser un tecnòcrata modernitzador per la introducció de noves energies, i, igualment, com administrador i director d’empreses (modernització informàtica de Catalana de Gas y Electricidad, SA...); però també, mogut pel pragmatisme i el possibilisme, col·laborador eficient i actiu en objectius de la política autàrquica amb els experiments de pluja artificial i els salts hidràulics del Pallars Sobirà. La introducció del gas natural es va veure retardada per la comercialització del gas butà, que paradoxalment va ser una decisió presa per la tecnocràcia franquista. Igualment, van existir obstacles a la gestió privada d’aquesta font d’energia, per part del poder polític franquista no tecnocràtic (cessió, a Enagás, de la planta de gas natural liquat de Barcelona quan va advertir la conveniència de la implantació del gas natural). Duran mantenia, al mateix temps, una xarxa de relacions establerta de forma natural i va gaudir d’un període de màxima acumulació de poder entre 1966 i 1972 (coincidint amb l’accident de la conversió del gas ciutat a gas natural del carrer Capità Arenas de Barcelona, que posà a prova el tecnooptimisme dels enginyers). Des d’una perspectiva de gènere cal constatar la subrepresentació de les dones a l’enginyeria, el paper subaltern de les dones de l’Opus Dei i considerar l’aportació quasi diplomàtica de l’esposa de Duran, Montserrat Vall-llosera (en el context de la sinergia establerta entre la diplomàcia del gas natural de Duran, en sentit ampli, i la diplomàcia tecnocràtica franquista). Duran continua vigent en l’actualitat per: les seves proves de pluja artificial; la importància de l’energia nuclear envers la crisi climàtica; la rellevància del gas natural en el context de la guerra d’Ucraïna; l’enyorança del diàleg polític en general; el fracàs, durant la guerra de Gaza, de la diplomàcia a l’espai Euromed (àmbit ben treballat per Duran).